giovedì, ottobre 05, 2006

Fili in sospeso, prologo

9 luglio 1994

Il tempo presente è racchiuso nel tempo passato.

(Ian McEwan)


Sei bottiglie di vino e tre di vodka vuote sul tavolo, in mezzo a piatti, posate, bicchieri e tazzine da caffè. Non c'è male, anche se le bottiglie di vodka erano tutte oltre la metà quando la cameriera ce le ha portate.

Seduti davanti a questa distesa di stoviglie sporche e bottiglie vuote, a discutere del più grande mistero del creato, le donne, siamo sette uomini e cinque o sei grandi misteri del creato, che invece stanno parlando del matrimonio di Carlo e Cristina sabato prossimo, il 16 luglio, e di chi ci sarà e se la casa è a posto e di come ci si deve vestire e altri bla bla del genere.

La nostra conversazione, oltre a toccare argomenti molto più terreni, è rallentata dall'alcol e dalle risate, e da quando si è spostata sul calcio non riesco più a seguirla.

Sto fissando da qualche minuto la testa di cervo appesa al muro della pizzeria quando Carlo, il promesso sposo, anche lui stanco di sentir parlare di campionato e della Fiorentina che un altr'anno la coppa UEFA e fra due lo scudetto, mi dà di gomito su un braccio per attirare la mia attenzione. "Oh. Lorenzo."

"Oh?""

"Al matrimonio c'è anche la Giorgia."

"Ah, bene." rispondo, "Sarà quattr'anni che un la vedo." Mi verso un po' d'acqua nel bicchiere e bevo, così da costringere Carlo a voltarsi per cambiare interlocutore. Poso il bicchiere e mi appoggio al tavolo con i gomiti, fingendo di ascoltare la conversazione.

'Giorgia. Beh, per forza, la Cristina è sua cugina', penso.

L'ultimo contatto con lei è stato a settembre dell'anno scorso. Mi ha telefonato, dopo più di tre anni.

Sto uscendo di casa e DRIN!, squilla il telefono. "Mamma, rispondi te. Se mi cercano sono morto mi hanno cremato e hanno buttato le ceneri in Arno. Chiunque sia."

"Pronto?" risponde mia madre, mentre io, mano sulla maniglia della porta, aspetto per sentire chi è.

"Oh, ciao Giorgia. Sì, sì, Lorenzo è quì sulla porta, stava...." Allontano mia madre dal telefono e prendo la cornetta. "Ciao, sono Lorenzo", inghiottisco a vuoto e cerco di continuare. "Come va?"

"Ciao." E' proprio lei. "Non ti ricordi più degli amici?" continua.

"Certo che ricordo." le rispondo, "Non credevo ricordassi te." Bel discorso a bischero. Del resto, dopo tre anni mi telefona LEI mentre sto per uscire, è logico essere un po' impreparati.

Dopo questa bella frase storica passo mezz'ora al telefono, come ai vecchi tempi, solo che non sono i vecchi tempi, e così mi racconta che in quei giorni ha riletto i suoi vecchi diari le è venuta voglia di sentirmi e come va e come non va ma risentiamoci non aspettiamo altri tre anni saluti e baci ciao clic.

'Bene.' penso, mentre ricordo la telefonata seduto al tavolo del ristorante. 'E io che quando sono sveglio riesco quasi a convincermi di averla dimenticata, invece quella legge i diari e telefona, poi saluta, riattacca, esce col tipo e grazie di tutto. Sì, grazie al cazzo! E ora viene anche al matrimonio.'

Attorno a me voci e risate, dapprima indistinte, poi sempre più chiare man mano che riemergo dai ricordi: "...allora, si va? Chiama la cameriera, s'ha da pagare... ..'ndo' si va? Biondo? Oh Biondo!...".

"Oh! Che c'è?" rispondo.

"C'è che sono trentatremila a cranio." mi dice qualcuno.

Mi alzo dalla sedia per prendere il portafogli ma mi gira la testa, la stanza, il tavolo.

Soprattutto mi girano i coglioni.

2 commenti:

emo ha detto...

Periodo infelice per leggere 'ste cose.
Soprattutto quando sono scritte così bene.

preacher ha detto...

grazie emo.

proseguendo c'è pure un po' da sorridere... :-)